Archivio categoria 'Scoperte scientifiche'

Scoperto il gene che permette di ringiovanire la pelle

Howard Chang della Stanford University School of Medicine ha di recente scoperto che basta bloccare l’azione di un solo gene per evitare l’invecchiamento della pelle, anzi per addirittura fare in modo di ringiovanirla. L’esperimento è stato svolto su una cavia da laboratorio, bloccando il gene NF-Kappa-B, si è dimostrato che appena dopo due settimane la pelle dei roditori era simile a quella di esemplari più giovani. Una scoperta, che se i testi appureranno possa essere impiegata senza rischi di alcuna sorta sugli esseri umani, potrà rivoluzionare il nostro viver quotidiano.


Creato in laboratorio un topo che non si ammala di tumore

Ricercatori dell’Università del Kentucky, guidati dal dottor Vivek Rangnekar, hanno messo a punto un gene, il Par-4, capace di produrre una particolare proteina in grado di attaccare e distruggere le sole cellule tumorali, lasciando inalterate le cellule sane. Il gene è stato attivato in una cavia di laboratorio che, oltre a risultare immune ai tumori, non presentava neanche effetti collaterali indesiderati. Ora si pensa all’implementazione del gene nell’uomo tramite un trapianto di midollo osseo. Tuttavia prima che questo possa accadere passerà almeno un decennio, nel frattempo si continuerà a sperimentare sui topi da laboratorio.


Un nuovo combustibile creato con il solo ausilio dell’acqua di mare

Il ricercatore John Kanzius, intento nello studio del cancro, in un esperimento in cui impiegava uno strumento generatore di radio-frequenze per desalinizzare l’acqua di mare, ha appurato che il sistema ha letteralmente incendiato l’acqua a tal punto da produrre una fiammata di oltre 1.700°C. Rustum Roy, professore emerito della Pennsylvania State University, ora intende scoprire se le elevate temperature raggiunte nella fase di combustione dell’acqua potrebbero essere impiegate per mettere in moto il motore di un’automobile o di un mezzo pesante. Fonte


Sei un fumatore o fai uso di droghe pesanti?! Le tue impronte lo rivelano

Alcuni scienziati della University of East Anglia e del King’s College di Londra  sostengono di aver messo a punto un nuovo metodo in grado di carpire, dalla scansione di un’impronta digitale, se il soggetto è un fumatore, un assiduo bevitore di caffè e se questi fa uso di droghe pesanti. Il test può anche essere fatto da impronte rivelate su un oggetto senza quindi dover per forza di cosa avere il soggetto di fronte. La tecnica consiste nel rilevare sulle creste delle impronte digitali microparticelle di sudore dell’individuo andando a verificare la presenza di opportuni  metaboliti, ovvero sostanze che prendono parte alle reazioni chimiche che avvengono nell’organismo o comunque che derivano da esse. Analizzando quindi le stesse è possibile capire la sostanza originaria riconducibile alle abitudini del soggetto. Per esempio il metabolita cotinine se rivelato identifica l’uso di nicotina e quindi che il soggetto è un fumatore, così via dicendo. Grazie poi a degli opportuni agenti è possibile realizzare delle fluorescenze direttamente sull’impronta, a seconda del metabolita riscontrato la fluorescenza cambierà di colore.

Un nuovo processo per creare facilmente idrogeno da utilizzare come combustibile

Alcuni ricercatori della Purdue University, Woodall Jerry, Charles Allen e Jeffrey Ziebarth,  hanno annunciato un nuovo metodo che consente di ottenere idrogeno utilizzando della semplice acqua in aggiunta all’alluminio e al gallio. L’idrogeno così ottenuto è stato utilizzato per far funziona re un motore a combustione interna. A detta degli inventori, l’idrogeno può essere impiegato in tutti quei motori di basso consumo come generatori elettrici, falciatrici, troncatrici e, in teoria, anche come sostituto di benzina per le automobili. L’idrogeno viene spontaneamente generato quando l’acqua viene aggiunta alla lega d’alluminio e al gallio. Chimicamente parlando, l’alluminio reagisce poiché attratto dall’ossigeno contenuto nell’acqua, sprigionando idrogeno. Il gallio riveste un ruolo importantissimo poiché ostacola la formazione di una patina sull’alluminio subito dopo l’ossidazione dello stesso. Tale patina, infatti, ostacolerebbe la successiva reazione creando una sorta di barriera. Da notare che il gallio non reagendo non viene consumato e quindi può essere riutilizzato innumerevoli volte. Quest’ultimo è un dato molto importante, infatti, diversamente il gioco forse non avrebbe valso la candela, visto che il gallio ha un costo molto più esoso rispetto all’alluminio. A detta dei ricercatori il processo non produce nessun vapore tossico. La procedura è stata ora sottoposta al vaglio dell’Ufficio Brevetti americano. Fonte

Alcuni fisici progettano un tunnel invisibile

Secondo alcuni recenti studi matematici è possibile realizzare una sorta di tunnel invisibile, nella fattispecie si tratterebbe di un tunnel che dai lati risulterebbe invisibile convogliando tutta la luce al centro dello stesso. Il meta-materiale che potrà essere impiegato dovrà piegare i raggi della luce non facendo riflettere la luce stessa e quindi rendendo invisibile i bordi. Il fisico John Pendry dell’Imperial College di Londra, uno dei promotori dell’idea, ha dichiarato che grazie a questa nuova scoperta sarà più semplice creare una sorta di passaggio segreto, invisibile, tra un posto e un altro. Insomma, la tecnica di realizzazione sembra esserci e dare ottime speranza, non rimane che dare tempo ai ricercatori per realizzare in pratica quanto dimostrato da formule matematiche. Fonte

La macchina del sonno artificiale non è più una chimera

SaluteMagazine segnala: Presto potrebbe essere disponibile per tutti una sorta di macchina del sonno artificiale da utilizzare all’occorrenza per ritemprarsi e avere così il cervello e il proprio corpo sempre al top… continua

Un super materiale, più duro del diamante, da produrre facilmente e a costi bassissimi

Il noto magazine Science riporta una notizia secondo la quale ricercatori dell’Università della California hanno messo a punto un nuovo tipo di materiale tanto duro da riuscire a scalfire un diamante. La produzione di tale materiale, a detta degli scienziati, è economica e di facile realizzazione. La struttura del nuovo materiale è data da una mescola di renio e boro, una struttura molto simile a quella del diamante considerato fino ad oggi il materiale naturale con la durezza più elevata in natura. I ricercatori Sarah Tolbert e Richard Kaner asseriscono che la produzione di un materiale come il diamante è molto costosa, poiché la produzione richiede pressioni altissime, ciò non è richiesto per quanto riguarda invece questa nuova tipologia di materiale. La produzione avviene miscelando insieme ad alte temperature il renio con il boro, quindi facendo passare energia elettrica nella mescola e formando degli opportuni stampi.  Il composto dovrebbe anche poter tagliare l’acciaio senza reagire chimicamente con il ferro.

Celle solari in grado di generare corrente elettrica tutto il giorno

Jud Ready, ingegnere ricercatore presso il Georgia Tech Research Institute ha sviluppato un prototipo di materiale fotovoltaico, denominato 3-D solar, in grado di generare energia elettrica quando la luce solare colpisce il materiale da più angoli differenti. La superficie è composta da migliaia di “torri” microscopiche, formate da nanotubi di carbonio, alte 100 micrometri, larghe 40 e spaziate tra loro da 10 micrometri. Ogni centimetro quadrato della cella solare è composto da circa 40.000 “torri”. Generalmente una cella solare fornisce il massimo dell’energia elettrica in concomitanza dell’avvicinarsi del mezzogiorno, ovvero quando il sole colpisce la cella con un’inclinazione di circa 90 gradi. Il nuovo materiale, invece, funziona all’opposto generando maggiore energia nelle ore del mattino e del pomeriggio. Il massimo picco di efficienza la si ottiene poco prima e poco dopo lo scoccare delle ore 12.00 AM. Le prime applicazioni pratiche potrebbero interessare i satelliti e le navette spaziali. Sul mercato la nuova cella fotovoltaica non arriverà prima dei prossimi cinque, dieci anni. A questo indirizzo è possibile osservare un’animazione tridimensionale che mostra il funzionamento della nuova cella 3-D Solar. http://gtresearchnews.gatech.edu/newsrelease/3d-solar.htm

Sei depresso? Passa le tue giornate a rotolarti nel fango…

SaluteMagazine segnala: Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Neuroscience, suggerisce come alcuni batteri presenti nel terreno rappresentino un valido alleato contro la depressione. I ricercatori hanno esposto alcune cavie da laboratorio ad un microbo inoffensivo del terreno, denominato Mycobacterium vaccae, riscontrando che questi opera nei topi lo stesso effetto di alcuni farmaci antidepressivi. Le cavie sono state poste per cinque minuti in un recipiente contenente dell’acqua, quelle trattate con il batterio del terreno hanno manifestato una maggiore resistenza e caparbietà nel cercare di nuotare per trovare una via d’uscita. Uno dei ricercatori, Chris Lowry dell’Università di Bristol in Inghilterra, ha dichiarato che questo è un chiaro segnale di come i topi trattati con il batterio siano più motivati e quindi meno propensi ad uno stato depressivo. Il Mycobacterium vaccae sarebbe in grado di stimolare alcune cellule nervose mediante la creazione di alcune citochine. La stimolazione del nervi indurrebbe quindi determinati neuroni del cervello a produrre una sostanza chimica denominata serotonina, quest’ultima in grado, tra l’altro, di regolare l’umore di una persona. http://www.bristol.ac.uk/news/2007/5384.html 

Scoperta acqua su un pianeta che si trova fuori dal sistema solare

Si chiama HD209458b, è un pianeta che risiede al di fuori del nostro sistema solare, nella costellazione di Pegasus, grande più o meno quanto Giove e in grado di orbitare attorno alla sua stella in 3 giorni e mezzo. Sebbene la temperatura della superficie sia di circa 10.000 gradi, ricercatori NASA e dell’osservatorio di Lowell, confrontando le misure fatte in passato dal telescopio spaziale Hubble con nuovi modelli teorici, hanno trovato tracce inconfutabili di assorbimento di acqua nell’atmosfera del pianeta sotto forma di vapore acqueo.

Micro-computer dalle dimensioni di una testa di fiammifero collaborano tra loro

Scienziati scozzesi delle università di Edinburgo, Glasgow, St Andrews e Strathclyde, hanno progettato un computer dalle dimensioni di una testa di fiammifero in grado di interagire con altri dispositivi simili sparsi nelle vicinanze. Il campo applicativo è vasto, soprattutto nell’impiego medico. Si potrà per esempio, cospargere una determinata zona corporea del paziente con i micro-computer che, collaborando tra loro, determinao una particolare patologia. Ognuno dei singoli dispositivi potrebbe analizzare determinare informazioni  per poi determinare un’unica anamnesi. http://news.scotsman.com/scitech.cfm?id=539582007

Un sistema per rendere trasparente il cervello

Una nuova metodologia ha permesso ad alcuni ricercatori di visualizzare l’anatomia del cervello di alcune cavie da laboratorio, rendendo trasparenti tutte le connessioni in 3D. Si tratta di un nuova tecnica che permetterà di studiare meglio l’evoluzione del cervello e creare cure mirate in casi di mal funzionamento. Fino ad oggi era impossibile visualizzare tutte le connessioni neuronali di un cervello funzionante, ma grazie al lavoro di Hans-Ulrich Dodt e dei suoi colleghi dell’università di Vienna questo è finalmente possibile. A questo indirizzo è possibile scaricare diverse file video che mostrano, in 3D, la riprese effettuate su un cervello trattato con la nuova tecnica. Le parti fluorescenti indicano proprio le diverse interconnessioni.

In futuro l’iPod si potrà ricaricare con acqua e zucchero!

Una ricercatrice della St. Louis University, Shelley Minteer, ha sviluppato una cella combustile in grado di ricavare energia elettrica da fonti di zucchero. L’incredibile sta anche nel fatto che una batteria siffatta offre una durata quadrupla rispetto alle classiche batterie agli ioni di litio e risulta, di fatto, biodegradabile. Il segreto risiede in un particolare enzima integrato in membrane composte da chitosano, un derivato della chitina, ovvero un composto di origine naturale ottenibile dal guscio dei granchi e dei crostacei. Shelley Minteer e alcuni ricercatori hanno sviluppato una batteria prototipo, grande appena quanto un francobollo, in grado di far funzionare una piccola calcolatrice tascabile. Secondo i ricercatori, entro tre, cinque anni si potranno trovare in commercio le prime batterie capaci di sfruttare questa nuova tipologia di combustibile. Le prove finora effettuate sono state compiute provando a generare energia partendo da diverse sostanze zuccherine, soda e preparati di bevande dolciastre d’uso comune, tuttavia la migliore resa è stata data da del semplice zucchero disciolto in acqua.

Una batteria ultrasottile che si ricarica in 1 minuto

Scienziati giapponesi della Waseda University (Hiroyuki Nishide, Hiroaki Konishi e Takeo Suga) hanno sviluppato un nuovo tipo di batterie ricaricabile basata su polimeri. La batteria, ultrasottile (appena 200 nanometri) assicura un ciclo di ricarica di oltre 1.000 volte e, visto il suo esiguo spessore, può essere tranquillamente piegata. A detta degli scienziati basta appena 1 minuto per essere ricaricata. La batteria è composta da uno strato di polimeri redox-attivi combinati con alcuni gruppi di radicali del nitrossido. Si tratta di un prototipo che dovrebbe vedere luce entro i prossimi tre anni. I campi applicativi sono davvero innumerevoli. Per approfondimenti seguire questo link.

Produrre, in una nanosecondo, ghiaccio più caldo dell’acqua in ebollizione!

Presso il Sandia National Laboratories alcuni scienziati sono riusciti, tramite la Z Machine, capace di generare temperature vicine a quelle del Sole, a trasformare la comune acqua in ghiaccio in un tempo che si aggira intorno ai nanosecondi; la cosa più stupefacente, però, è che il ghiaccio così generato risulta essere più caldo dell’acqua in ebollizione. Il ricercatore Daniel Dolan, facente parte del gruppo che ha portato a termine l’esperimento, ha sottolineato come, generalmente, siamo abituati a conoscere solo alcune delle diverse fasi dei trasformazione dell’acqua: la trasformazione in ghiaccio, l’evaporazione e lo stato naturale. Tuttavia, pochi sanno che comprimendo l’acqua in maniere estrema, si parla di circa 70.000 atmosfere, questa passa naturalmente allo stato solido sotto forma di ghiaccio; esisterebbero, a seconda delle pressioni e delle temperature esercitate, ben 11 diversi tipi di classificazione del ghiaccio. La formazione del ghiaccio è qualcosa di anomalo, infatti a differenza di restringere il volume durante la sua formazione, cosa che normalmente accade sottoponendo un oggetto a temperature rigide, esso tende ad espandersi, è il classico esperimento dell’acqua in una bottiglia che ghiacciandosi aumenta di volume. L’esperimento svoltosi al Sandia ha sovvertito questo processo naturale portando ad un restringimento del volume del ghiaccio rispetto all’acqua. http://www.sandia.gov/news/resources/releases/2007/z-ice.html

La voce umana funzione come un motore di un jet

Ricercatori hanno trovato una particolare assonanza tra il flusso d’aria generato da un motore a propulsione e la modalità in cui la laringe umana produce un suono. La produzione di un suono umano avviene quando il cervello impartisce determinati ordini a nervi preposti a comandare opportuni muscoli per la compressione e rilascio delle corde vocali. L’interazione tra aria e contrazione muscolare delle corde vocali produce un suono. E’ evidente che vi sia un qualche parametro che permetta di differenziare la tonalità di voce affinché ogni persona umana sia contraddistinta da una propria tonalità. Tale parametro è dato dall’emissione del flusso d’aria atto a generare il vibrare delle corde vocali. Il professore Sid Khosla, dell’Università di Cincinnati, studiando il suono prodotto dai vortici d’aria dei motori a propulsione, ha riscontrato un’assonanza con i modelli di vortice d’aria della laringe dei cani. Ciò consentirà di creare un vero e proprio modello matematico in grado di descriverli. Finora, l’unico modo per intervenire sui problemi vocali è stato quello di operare le corde vocali, da oggi, invece, probabilmente si avrà un’altra variabile sulla quale intervenire: il flusso d’aria che genera il vibrare delle corde. Sapendo come questo funziona sarà più semplice intervenire sullo stesso a seconda delle necessità del paziente. http://healthnews.uc.edu/news/?/4553/

Prodotto in laboratorio il materiale più sottile al mondo

Si chiama grafene, è l’ultimo materiale messo a punto da scienziati americani e tedeschi, è composto da uno strato di carbonio dalla consistenza pari a un atomo (0.35 nanometri) e, di fatto, si pone come il materiale più sottile al mondo. Tale scoperta, annunciata da ricercatore dell’Università di Manchester,  se impiegata nella realizzazione di personal computer e  in tutte quelle forme di tecnologia avanzata, porterà ad un miniaturizzazione hardware incredibile. “Siamo dinanzi a un tipo completamente nuovo di tecnologia”, ha dichiarato Andre Geim, fisico della University of Manchester. La scoperta potrebbe trovare impiego anche nella ricerca medica

Scoperto un nuovo materiale capace di non riflettere la luce

Ricercatori dello Rensselaer Polytechnic Institute hanno creato il primo materiale al mondo capace di non riflettere la luce. La notizia è riportata nel numero di marzo della rivista Nature Photonics. Il nuovo tipo di materiale ha come indice di rifrazione quasi quello presente nell’aria, nella fattispecie: 1.05, nettamente più basso, per esempio, di quello di un vetro da finestra (1.45), già di per se abbastanza poco riflettente. La tecnica utilizzata consiste nel depositare nanocristalli di silicone, con un angolo di 45 gradi, in cima ad una pellicola composta da nitruro di alluminio, quest’ultimo utilizzato anche nella creazione di diodi led elettronici.

Ritrovata una rana che potrebbe avere circa 25 milioni di anni

Un ricercatore messicano ha annunciato di aver scoperto una piccola rana incastonata in una bolla di ambra, a quanto pare rimasta lì per circa 25 milioni di anni. Il pezzo di ambra, contenente la rana di circa 1 centimetro, è stato scoperto da un minatore del Chiapas del sud nel 2005 e comprato da un collezionista privato che ha poi presentato il reperto agli scienziati. Il biologo Gerardo Carbot, dell’istituto di storia naturale e di ecologia del Chiapas, annunciatore della scoperta, ha dichiarato trattasi, per il Messico, de primo esemplare di rana ritrovata nell’ambra. Carbot, se le condizioni della rana risultassero ancora accettabili, vorrebbe estrarre un campione di DNA per identificarne con certezza la specie. Bisognerà tuttavia convincere il proprietà del reperto a prelevare un campione per analizzarlo. La foto è stata rilasciata dallIistituto di storia naturale e di ecologia del Chiapas.

 

Scienziati del New Jersey prevedono una cura per i bambini affetti da autismo

Un team di 16 scienziati del New Jersey, con a capo il Gorge Lambert, tramite un comune esame delle urina e del sangue, pensa di aver individuato il modo per rilevare i fattori di rischio biologico per l’autismo. Attualmente, l’unico modo per diagnosticare l’autismo, è dato da un’attenta valutazione clinica dei sintomi, tra i quali: difficoltà comunicative e nell’interazione sociale. Si tratta di una scoperta che potrebbe condurre presto ad un trattamento medico per l’annosa malattia. La ricerca, iniziato due anni fa, ha avuto come target lo studio degli acidi grassi, nella fattispecie si è analizzato come questi interagiscano con il corpo umano e si è scoperto che, nei bambini affetti da autismo, gli acidi grassi non vengono metabolizzati e quindi il corpo si trova privato di quel sistema in grado di combattere l’infiammazione che danneggia il cervello e altri organi. Continua »

Dalle cellule staminali arriva il primo dente in provetta

Dall’Università di Tokyo arriva la notizia che alcuni ricercatori, facendo uso delle tanto chiacchierate cellule staminali, sono riusciti a creare denti in provetta.  In particolare è stato creato un dente che è poi stato impiantato all’interno della bocca di un topo da laboratorio. L’esperimento è stato pubblicato sulla rivista Nature Methods. La medesima tecnica, secondo gli addetti ai lavori, può essere impiegata per riprodurre anche altre tipologie di organi.

Risolto il paradosso dei gemelli di Einstein

Uno dei più famosi paradossi di Einstein è quello che riguarda i gemelli: si suppone che vi siano due gemelli, uno dei quali resti sul pianeta Terra e l’altro navighi nello spazio ad una velocità che si approssima sempre più a quella della luce; se la velocità dell’astronave aumenta, il valore del tempo sull’astronave deve diminuire, ovvero, l’orologio biologico del gemello nello spazio rispetto a quello rimasto sulla Terra, gira più lentamente. Se così fosse il gemello che ritorna dal viaggio spaziale trova il fratello molto più invecchiato rispetto lui. Finora questo paradosso è stato una vera e propria sfida alla ricerca per individuare un modello concettuale che, pur sembrando per molti aspetti logico, se applicato rigorosamente diviene irrazionale. Il paradosso consiste nel fatto che visto dalla Terra è il tempo del gemello nello spazio ad essere rallentato e quindi al suo rientro sulla Terra dovrebbe trovare il gemello più invecchiato. Continua »

John-Dylan Hayne: ora è possibile leggere il pensiero di una persona!

John-Dylan Haynes, neuroscienziato team manager di un gruppo di ricercatori, ha reso pubblica una ricerca del suo gruppo di lavoro in merito alla possibilità di leggere nel pensiero di una persona. La tecnica impiegata è in grado di effettuare un accurato scanning del cervello e di individuare anticipatamente, nel 70% dei casi, le intenzioni di una persona. La sensazionale notizia è stata pubblicata sulla rivista “Current biology”. Ad un gruppo di otto volontari sono stati posizionati degli elettrodi in grado di monitorare l’attività cerebrale ed è stato chiesto loro di effettuare mentalmente dei semplici calcoli matematici, addizionando o sottraendo dei valori. Sette volte su dieci il sistema di Haynes, grazie a particolari algoritmi informatici, è stato in grado di prevedere se la persona aveva optato per un’addizione o sottrazione. Si tratta ancora di un piccolo passo ma che in futuro, il prof. Haynes lo dà per scontato, porterà a leggere qualunque pensiero passi nella mente di un individuo.

Science: scoperta la proteina che allunga la vita

Paolo Pinton, professore di patologia generale all’Università degli Studi di Ferrara, uno dei coautori insieme a Rosario Rizzuto, coordinatore della ricerca, ed ad altri, hanno presentato una ricerca nella quale è stata individuata una proteina, denominata, p66Shc, responsabile dell’invecchiamento delle cellule. Si è osservato che, in assenza della proteina p66Shc, alcune cavie di laboratorio, hanno allungato la loro vita del 30%. Si è altresì osservato che, in condizioni di stress, la proteina migra dal citoplasma verso i mitocondri, accumulandosi e generando ulteriore stress e quindi provocando la morte cellulare e il conseguente ridimensionamento delle attese di vita. Sempre la ricerca ha dimostrato come mitocondri rivestono un ruolo fondamentale anche nel l’attivare l’apoptosi, ovvero il suicidio cellulare che consente al nostro organismo di distruggere cellule pericolose o in numero maggiore rispetto a quanto normalmente presente.  Una delle proteine che gestisce proprio questo meccanismo è la p66shc. Il professore Rizzuto ha altresì aggiunto:  “La ricerca apre nuove strategie terapeutiche contro malattie dell’invecchiamento, genetiche e tumori”

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