Archivio categoria 'Salute'

Il nanocerotto che sostituisce aghi e siringhe

Alcuni ricercatori dell’Università australiana del Queensland (UQ), hanno sviluppato un prototipo di dispositivo di vaccinazione, che non richiede l’uso di aghi e siringhe. Si tratta di un cerotto che, grazie all’impiego delle nanotecnologie, consente in appena due minuti di iniettare la sostanza nell’organismo, consentendo ai medici di utilizzare solo un centesimo della sostanza generalmente utilizzata per la vaccinazione. A capo del team di ricerca c’è il prof.Mark Kendle, esperto di bioingegneria e nanotecnologia, secondo l’esperto presto sarà così possibile “abbattere ogni utilizzo di aghi e siringhe”, fornendo al paziente un beneficio anche psicologico, per non parlare della possibilità di eliminare i problemi inerenti l’uso di aghi infetti.


Consumare troppo alcol accorcia la vita

Da una ricerca tutta italiana, emerge un dato importante, che in una qualche maniera non fa altro che confermare quanto da tempo molti scienziati asseriscono: consumare troppo alcol comporta seri problemi, compresa un’aspettativa di vita accorciata. In particolare, nella ricerca dell’università di Padova, quella degli Studi di Milano, in collaborazione con la Fondazione Irccs ospedale Maggiore Policlinico si evince che il legame tra consumo di alcol, invecchiamento e propensione al cancro, corrisponde, a livello cellulare, con l’accorciamento dei telomeri (strutture cellulare composte da sequenze ripetute di DNA e da alcune proteine). I telomeri si accorciano naturalmente durante l’intero arco della vita, ma il consumo di alcol ne accelera notevolmente la fase. La ricerca ha visto protagonisti 59 persone regolari consumatori di alcol (il 22% con almeno 4 bicchieri di vino o simili consumati al dì) e 159 volontari che mediamente consumano il classico bicchiere al dì (solo il 4% di questi assumeva 4 bicchieri di vino o altra bevanda alcolica al giorno). Si è cercato di prendere in esame soggetti con il più simile stile di vita, in modo da avere un risultato non falsato da cattive abitudini, come il fumo, particolari stress, esercizio fisico etc. Ne è emerso che “la lunghezza dei telomeri era dimezzata negli alcolisti in confronto ai soggetti di controllo”, in buona sostanza gli alcolisti sembrano più vecchi di quanto non siano in realtà, con tutti i rischi di ammalarsi prematuramente delle classiche malattie di vecchiaia, nonché di avere una maggiore propensione allo sviluppo di tumori. Fonte


Pancreas artificiale che mantiene stabile il livello di glucosio

Ricercatori della Boston University, guidati dal prof. Edward Damiano, hanno fatto sapere di aver messo a punto un pancreas artificiale che mantiene sotto controllo i livelli di glucosio nei pazienti diabetici di tipo 1. La sperimentazione clinica è stata condotta presso il Massachusetts General Hospital e ha visto protagonisi 11 adulti, tutti sofferenti di diabete di tipo 1. Il sistema, primo del suo genere, consente di iniettare insulina o glucagone (un ormone utilizzato per aumentare di zucchero nel sangue) utilizzando un particolare meccanismo che monitora il livello di glucosio nel sangue e aziona di volta in volta la pompa contenente una delle due componenti farmacologiche. I test hanno dato risultati molto positivi, anche dopo pasti ad alto contenuto di carboidrati. Secondo il prof. Damiano, “Un sistema come questo non sarebbe una cura, ma ha il potenziale per essere l’ultima evoluzione della terapia con insulina per i diabetici di tipo 1″. Fonte.  Link per approfondimenti

Tre tazze di caffè al giorno per mantenere il cervello sano nelle donne anziane

Che la caffeina garantisse una maggiore capacità di apprendimento e che favorisca la velocità di elaborazione delle informazioni è ormai comprovato da anni di studi. Oggi, invece, una nuova ricerca mette in relazione il consumo di caffè con la possibilità di prevenire alcune effetti dell’invecchiamento del cervello. Precedenti ricerche hanno dimostrato che la caffeina riduce i danni del morbo di Alzheimer, questa nuova ricerca, che ha visto coinvolti 641 pazienti con età superiore ai 65 anni (abitanti in tre diverse città francesi: Bordeaux, Digione, e Montpellier) ha rivelato che le donne che bevevano tre tazze di caffè al giorno (o 6 tazze di tè) avevano perso meno di tessuto cerebrale (sostanza bianca) rispetto a coloro che ne bevevano di meno. La sostanza bianca è riconosciuta come i fasci di fibre nervose che uniscono l’encefalo e il midollo spinale. I fasci appaiono bianchi a causa del rivestimento dato dalla mielina. Dopo i 50 anni il nostro cervello comincia a perdere tale sostanza, ma il caffè, secondo questo studio, aiuta a prevenire la perdita. Curiosamente l’effetto benefico del caffè si è solo appurato nelle donne e non negli uomini sottoposti a medesimo test. Fonte e approfondimento

Un test del DNA per scoprire qual è la dieta più adatta

Servono $149 per effettuare un test del DNA (in grado di individuare le mutazioni di tre geni: FABP2, PPARG e ADRB2) e scoprire così qual è la dieta più adatta alla propria persona. Il test è commissionabile all’azienda Interleukin Genetics. Come si suol dire, una dieta su misura. L’idea è balenata in mente a un gruppo di scienziati dell’Università di Stanford in California, guidati dal prof. Christopher Gardner. Il nuovo test è stato mostrato per la prima volta in occasione del congresso dell’Associazione americana di cardiologia in corso a San Francisco. Secondo quanto dichiarato dai ricercatori, è già stato sperimentato con successo su 100 donne in sovrappeso (le donne più orientate a una dieta povera di carboidrati, rispetto alle medesime donne aventi il medesimo genotipo, ma volte a seguire una dieta standard – senza test del DNA – hanno perso più del doppio del peso). I tre geni individuati sono direttamente coinvolti nel processo in cui il metabolismo della persona assimila grassi e zuccheri. Fonte e approfondimenti

Frattura ossea? Niente paura, una semplice iniezione e tutto si ricompone

Un nuovo composto brevettato dall’Imcb-Cnr di Napoli e Finceramica SpA, permetterà di “riparare” alcune fratture ossee con una semplice iniezione di materiale direttamente nell’osso danneggiato. Il polimero sintetico utilizzato potrà anche essere impiegato per rinsaldare il materiale osseo perso a seguito di osteoporosi. Si tratta di un materiale bioceramico riassorbibile e iniettabile mediante tecniche chirurgiche o vie d’accesso anatomiche mini invasive. Già dopo pochi minuti dal trattamento, il materiale si solidifica colmando la frattura, favorendo la rigenerazione dell’osso. A differenza di altre soluzioni similari, il materiale non intacca i tessuti circostanti, per esempio non produce calore ed evita effetti collaterali dovuti a possibili allergie. Il brevetto, del quale Finceramica S.p.a. ha ottenuto il potenziale sfruttamento industriale, sarà ora sottoposto alla fase di prototipazione e successivamente potrà essere impiegato nelle sperimentazioni pre-cliniche.

La felicità aiuta il cuore a stare bene

Sprizzare gioia e felicità è un vero toccasana per il nostro cuore. Questo è quanto emerge da un recente studio condotto preso la Columbia University Medical Center di New York e pubblicato sul magazine European Heart Journal. Per giungere a tale conclusione, gli studiosi hanno monitorato per dicei anni lo stile di vitadi 1700 persone del Canada, cercando in qualche modo di attribuire un valore numerico al loro livello di felicità. Sono quindi stati individuati 145 soggetti che nell’arco degli anni avevano manifestato problemi cardiovascolari,  accentuati dal cattivo umore.  Altri parametri presi in considerazione sono stati l’età, il sesso e lo stile di vita.  Si è dedotto che vivere con il sorriso sulle labbra riduce del 22%  la probabilità di ammalarsi di problemi al cuore.

La birra per combattere la fragilità delle ossa

Un recente studio condotto presso il Department of Food Science and Technology dell’Università della California, e pubblicato sul Journal of the Science of Food and Agriculture, dimostra come la birra sia un valido alleato per aumentare la densità minerale ossea. Questa particolarità è dovuto a un alto concentrato di silicio organico presente nel luppolo, il componente primario per la produzione della birra. Secondo il gruppo di ricercatori, guidati dal prof. Charles Bamforth,  il silicio contenuto nella bevanda, è molto assimilabile dall’organismo, tanto è che il 50% finisce per rafforzare le ossa e i tessuti. A seconda delle bionde prese in esame, i ricercatori hanno individuato una concentrazione di silicio variabile tra i 6,4 mg ai 56,5 mg (quest’ultima rilevata nelle birre d’orzo). Ma come fare a capire al volo se una birra contiene più o meno silicio? Secondo gli studiosi basta osservare il colore della birra, più è “pallido” maggiore sarà la quantità di silicio in essa contenuta (in quanto la cottura dei cereali è stata meno intensa mantenendo inalterate le quantità di minerali in essi contenuta).

Individuato il gene che caratterizza l’età di una persona

In diverse circostanze, guardando i tratti di una persona avanti con l’età ci viene spontaneo dire: ma sembra una giovincella, il suo volto non sembra affatto essere segnato dal tempo. A questo modo di dire, ora gli scienziati hanno trovato un corrispondente scientifico. Infatti, alcuni ricercatori della University of Leicester e del Kings College di Londra, in un recente studio pubblicato sul magazine Nature Genetics, dimostrano come un particolare gene del Dna umano possa incidere sull’apparenza di una persona, facendola di fatto sembrare più giovane o più in avanti con l’età rispetto a quello che realmente la sua data di nascita dimostra. I ricercatori hanno preso in esame un campione di 12.000 persone, esaminandone il loro DNA hanno notato che esiste uno stretto legame tra la lunghezza dei telomeri (la regione terminale del cromosoma) e l’età biologica di una persona. La scoperta, secondo i ricercatori sarà utilissima per identificare i pazienti che corrono rischi di sviluppare malattie legate all’invecchiamento ma anche alcune patologie del cuore e legate ad alcune tipologie di tumore. Fonte e approfondimento

Scoperto l’enzima che propaga l’HIV

Ricercatori dell’Imperial College di Londra e dell’università di Harvard, sono riusciti a individuare l’enzima responsabile della propagazione nell’organismo del virus responsabile dell’AIDS. La ricerca è stata pubblicata sul magazine scientifico Nature e si spera potrà, a breve, consentire agli scienziati la messa a punto di una serie di farmaci antiretrovirali più efficaci. Per giungere a questo risultato, gli studiosi hanno adottato la tecnica conosciuta come cristallografia.

Vista affaticata? Curala con spinaci e uova

L’NFI (Nutrition foundation of Italy), segnala due recenti ricerche, pubblicate sui magazine Applied Ergonomic e British Journal of nutrition, nelle quali viene elogiato il consumo alimentare degli spinaci, della frutta e del tuorlo dell’uovo, come rimedio naturale per proteggere la vista, soprattutto di chi passa molte ore davanti a un video-terminale. Gli alimenti citati, ricchi di luteina (un carotenoide), è la medesima sostanza (un caropresente nella macula della retina, svolge un’azione antiossidante e protettiva.

Il melograno per combattere il tumore al seno

Un recente articolo pubblicato sul magazine scientifico Prevention Research, mostra i risultati di una ricerca che ha visto protagonista il melograno, frutto non molto diffuso sulle tavole italiane, ma dalle caratteristiche terapeutiche uniche. Infatti, il frutto è ricco di sostanze che riducono l’incidenza del cancro al seno a base ormonali, così come il lampone rosse, le more, il ribes nero, il mango e le fragole. Tutta frutta ricca di ellagitannini, che secondo Shiuan Chen, direttore della divisione Tumor Cell Biology e co-presidente del Breast Cancer Research Program at City of Hope di Duarte in California, costituiscono una vera barriera contro la produzione degli estrogeni responsabili della proliferazione delle cellule neoplastiche e della formazione di tumori. I dati elaborati dalla ricerca saranno ora ulteriormente analizzati per verificare la possibilità di creare una nuova tipologia di farmaci anti-cancro. Fonte

Guardare molta TV aumenta il rischio di morte per malattia cardiaca

Guardare la TV ogni ora al giorno, aumenta il rischio di morte per malattia cardiaca di un quinto. Questo è quanto emerge da una recente ricerca australiana pubblicata sulla rivista medica Circulation.  In realtà, lo studio indica come  ogni tipo di comportamenti sedentario, per esempio come guidare e stare seduto a un computer,pone notevoli rischi per la salute. Nella fattispecie, si è provato statisticamente (monitorando le abitudini di vita di 8.800 adulti negli ultimi sette anni) che le persone che hanno trascorso più di quattro ore al giorno seduti davanti alla TV hanno manifestato una probabilità di morire per malattia cardiovascolare, dell’ 80% maggiore rispetto a coloro che sono stati davanti al televisore meno di due ore.  Fonte

Signori, ecco a voi l’alcol analcolico per non ubriacarsi

Presso l’Imperial College di Londra, alcuni studiosi coordinati dal prof. David Nutt, hanno messo a punto un particolare alcol sintetico, senza sapore né colore e senza che questi produca i classici effetti  di mal di testa e problemi con lo stomaco. Chi lo ingerisce manifesterà quasi gli stessi sintomi di relax dell’ubriacatura; gli stessi ricercatori stanno ora mettendo a punto una pillola che arresterebbe i processi innescati dall’alcol sintetico, consentendo quindi a chi lo ha assunto di riprendersi facilmente dalla “falsa sbornia” e magari poter compiere tutte quelle operazioni solitamente rischiose se si assumono alcolici, in primis mettersi alla guida. Link per maggiori informazioni

Colesterolo alleato dei tumori

Una recente ricerca congiunta, che ha visto protagonisti l’Istituto San Raffaele di Milano, l’Università di Milano, la Molmed S.p.a. e il Karolinska Institute e coordinata dal dottor Vincenzo Russo dell’Unità di Terapia Genica dei Tumori dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele, mostra come il colesterolo sia un valido alleato dei tumori. Infatti, il tumore per far fronte al sistema immunitario che cerca di ostacolarne la formazione e crescita, “inietta” nell’organismo delle molecole (LXR) derivate proprio dal colesterolo e capace di bloccare l’azione riparatrice del sistema immunitario. I ricercatori, impiegando delle cavie da laboratorio, hanno sperimentato quindi delle molecole, già riconosciute in ambito medico, in grado di abbassare il colesterolo plasmatico e quindi rimettere in moto la capacità del sistema immunitario di “lottare” contro il male. Secondo il dott. Russo si tratta di una pratica che in un futuro potrebbe essere un importante tassello per mettere a punto nuove terapie antitumorali. La ricerca è stata pubblicata sul magazine Nature Medicine. Fonte

Molto caffè e tè metterebbero al riparo dall’insorgere del diabete

Una revisione di 18 studi diversi, a cura della dottoressa Rachel Huxley del George Institute for International Health di Sydney, mette in evidenza come bere tre/quattro tazze di caffè al giorno offre un rischio del 25 per cento inferiore di ammalarsi di diabete. Risultati molto simili sono stati riscontrati anche nell’assunzione di tè o caffè decaffeinato. La scoperta apre ora le porte a nuovi studi che, si spera, possano portare alla messa in commercio di farmaci mirati. Lo studio è stato pubblicato sull’ultimo numero del magazine Archives of Internal Medicine. Fonte

Praticare sport ritarda l’insorgenza di malattie croniche

Chi pratica sport per almeno quattro ore al giorno, è colpito molto più tardi da gravi malattie croniche, rispetto a chi non pratica nessuna attività fisica. Questo è quanto emerge da una ricerca condotta da alcuni scienziati della Stanford University di Palo Alto e pubblicata di recente sul magazine scientifico “American Journal of Preventive Medicine”. I ricercatori, per circa venti anni, hanno tenuto sotto controllo le abitudini e lo stato di salute di oltre mille persone over  cinquanta anni, scoprendo così che negli sportivi le malattie croniche come Alzheimer, a anche il cancro e alcune tipologie di problemi cardiaci e articolari fanno la loro comparsa, in media, ben sedici anni dopo rispetto a chi non pratica attività sportive.

Mangiare aglio per prevenire il raffreddore

Una ricerca condotta presso la University of Werstern Australia mette in evidenza come il consumo costante di aglio aiuta a combattere il raffreddore. Oltre a essere noto per le sue doti antiossidanti, la presenza dell’Allicina, una sostanza che si sprigiona quando il bulbo dell’aglio viene spezzettato, permette di bloccare gli enzimi responsabili del manifestarsi del raffreddore. Lo studio ha visto coinvolte 146 persone osservate per 12 settimane. Sono stati quindi individuati due gruppi ai quali sono stati rispettivamente somministrare delle pillole, una con un estratto di aglio inodore, l’altra con un placebo. Dopo tre mesi, i ricercatori hanno scoperto che tra i pazienti del primo gruppo i casi di raffreddore manifestati erano 24 contro i 65 del gruppo che aveva assunto il placebo; non solo, i pazienti che avevano assunto l’estratto di aglio avevano anche mostrato di guarire più rapidamente.

Il cioccolato per ridurre lo stress

Un nuovo studio condotto presso il Nestle Research Center in Svizzera a cura del prof. Sunil Kochhar, dimostra che consumando quotidianamente 40 grammi di cioccolato fondente si riducono drasticamente gli ormoni legati allo stress, nella fattispecie, il cortisolo e le catecolamine. Sottoponendo circa 30 volontari per due settimane a questa particolare dieta, i ricercatori analizzando le loro urine e alcuni campioni di plasma di sangue, hanno praticamente appurato l’abbassamento degli ormoni. Visto i risultati e l’esiguo numero di partecipanti al test, si è ora deciso di perfezionare ulteriormente la ricerca per verificare ancora meglio i risultati ottenuti e magari mettere a punto un’importante dieta anti-stress. Lo studio si aggiunge ad altri in cui si è dimostrato come il cioccolato sia un toccasana per la presenza di agenti antiossidanti come  i polifenoli, capaci di ridurre l’incidenza di malattie cardiache e persino di alcune tipologie di tumori. Tuttavia, la moderazione nel consumo è sempre necessaria, non va dimenticato, infatti, che il cioccolato è pur sempre anche un apportato di zuccheri e grassi. Fonte e approfondimenti

Il Curry per annientare le cellule tumorali dell’esofago

Uno degli ingredienti del curry, nella fattispecie la curcuma, avrebbe potere anti-cangerogeno contro le cellule tumorali del cancro all’esofago. Questo è quanto viene fuori da una ricerca di laboratorio condotta presso il Cork Cancer Research Centre,  a cura della prof. Sharon McKenna e pubblicata sul British Journal of Cancer. Gli scienziati hanno sottoposto le cellule tumorali a trattamento con curcumina, componente chiave della curcuma, in 24 ore le cellule cancerogene iniziavano la loro lenta distruzione.  Secondo i ricercatori, la ricerca apre ora la strada a nuove interessanti terapie farmacologiche in grado di dare una speranza al mezzo milione di persone che ogni anno sono vittime del cancro all’esofago, uno dei più aggressivi e che lascia poche speranza di sopravvivenza. Fonte

1 bambino americano su 5 privo di sufficiente vitamina D

Una recente indagine svolta dal dr. Jonathan Mansbach, ricercatore presso la Harvard Medical School and Children’s Hospital di Boston, mette in evidenza come un bambino americano su cinque, non assume le normali dosi di vitamina D,andando incontro a seri problemi di salute in primis quelli legati alle ossa. Ultime ricerche hanno evidenziato come la vitamina D, potrebbe essere un valido alleato per prevenire alcune malattie, tra cui infezioni, diabete e persino alcune tipologie di tumori. La dose quotidiana di Vitamina D, consumando solo latte, corrisponde a quattro tazze. La medesima vitamina è presenti in diversi altri alimenti, solo per citarne alcuni: olio di fegato di merluzzo, salmone, aringa, fegato, sgombro, uova e funghi. Fonte e approfondimenti

Il glatiramer acetato contro la Sclerosi Multipla clinicamente isolata

Alcuni ricercatori dell’Istituto di Neurologia Sperimentale del San Raffaele di Milano, in collaborazione con altri equivalenti centri internazionali, coordinati dal prof. Giancarlo Comi, hanno reso noto di aver testato un noto farmaco capace di combattere la sclerosi multipla nella fase di Sindrome Clinicamente Isolata  (CIS). La ricerca è stata pubblicata sul magazine scientifico “The Lancet” e mette in evidenza come il trattamento anzitempo con il glatiramer acetato può ridurre di quasi la metà il rischio di progressione della malattia dal momento in cui questa si manifesta con i primi sintomi, a quando viene clinicamente diagnosticata. Lo studio ha visto coinvolti 481 pazienti in 80 centri di ricerche sparsi per il mondo. A seguito del trattamento, la risonanza magnetica ha evidenziato una sensibile riduzione delle lesioni cerebrali; iI glatiramer acetato, assunto al primo sintomo della malattia ha ridotto il rischio del 45% rispetto ai pazienti trattati con farmaco placebo. Nella fattispecie, chi aveva assunto il farmaco al primo sintomo, ha manifestato un secondo attacco dopo 722 giorni, contro i 336 giorni rispetto ai pazienti trattati con il placebo. Il farmaco (Copaxone) è già in commercio dal 1999 e impiegato comunemente nel trattamento della SM. Fonte e approfondimenti

Vitalybra. Test in farmacia per scoprire la dieta perfetta

A partire da ieri, nelle principali farmacia di ogni città d’Italia, è disponibile un nuovo test del Dna (Vitalybra) che consente di scoprire, a partire dal proprio patrimonio genetico, qual è la migliore dieta per il proprio organismo. Sarà così possibile personalizzare l’alimentazione, essendo sicuri di assumere i cibi più adatti. Con il test Vitalybra è possibile valutare la predisposizione individuale a obesità e sovrappeso, oltre a diabete, malattie cardiovascolari, dislipidemia (alterazioni della quantità dei grassi nel sangue), osteoporosi, stress ossidativi. Conoscere in anticipo il proprio grado di predisposizione è fondamentale per prevenire e contrastare queste patologie adottando un’alimentazione mirata. E’ infatti possibile allontanare la tendenza a sviluppare possibili disfunzioni privilegiando gli alimenti idonei e riducendo invece l’eccesso di quelli meno indicati al singolo caso. In questo modo si ottiene un deciso miglioramento del proprio benessere e della qualità della propria vita preservando gusto e piacere. Il test è velocissimo, il farmacista preleva un campione di saliva, lo invia a laboratori preposti e dopo pochi giorni vi consegna il risultato. Link per approfondimenti

La pillola che permette ai celiaci di mangiare alimenti con glutine

Tra un paio di anni dovrebbe essere messa in commercio una particolare pillola che se assunta prima dei pasti annienterebbe l’effetto tossico del glutine nei malati di celiachia. La disponibilità di questo nuovo farmaco è stata annunciata dal prof. Umberto Volta, del Sant’Orsola di Bologna e presidente del comitato scientifico dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC). Al momento la pillola è in fase avanzata di sperimentazione, nella fattispecie è stata somministrata, per tre volte al giorno per sei mesi, su circa 200 pazienti, manifestando ottimi risultati. Il farmaco  blocca l’aumento della permeabilità intestinale indotto dal glutine inibendo la zonulina, una particolare proteina regolatrice della permeabilità epiteliale attraverso un’azione di modulazione delle giunzioni serrate tra cellule contigue. In ogni caso la pillola non potrà sostituirsi a una dieta priva di glutine, bensì potrà essere adoperata di tanto in tanto, giusto per non perdere il gusto di assaporare un desiderato cibo.

Un nuovo test per scovare il tumore alla prostata

Si chiama Pca-3, è un nuovo esame clinico, che misurando il livello di una proteina nelle urine, permette di identificare il cancro alla prostata. La proteina, in caso di tumore, si ritrova in modo eccessivo nelle urine del paziente, tuttavia non si tratta di una pratica che sostituisce i classici metodi di esame PSA e visita specialistica. Il PCA3 è sovra espresso nel 95% dei casi di cancro a carico di questa ghiandola. Più alto è il livello di PCA3 presente, più alta è la probabilità di una biopsia positiva. Mentre valori bassi possono aiutare a discriminare tra le altre cause di innalzamento del psa come l’infiammazione o il volume prostatico. Il kit diagnostico, disponibile anche nel nostro Paese, è stato presentato ufficialmente a Rimini in occasione dell’82/o Congresso nazionale della Società Italiana di Urologia (Siu) a Rimini.

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