R136a1, la stella grande 265 volte più del Sole
Si chiama R136a1,è una stella, individuata da alcuni astronomi inglesi, dalle dimensioni esageratissime: ben 265 volte più grande del nostro Sole. Per individuare l’enorme stella i ricercatori si sono avvalsi delle più avanzate tecnologie, come il Very Large Telescope dell’Eso (che trova posto in Cile). R136a1 è la stella più grande dell’Universo finora conosciuta, l’annuncio della scoperta è stato dato dal prof. Paul Crowther della Sheffield University mentre osservava gli ammassi stellari Ngc 3603 e RMC 136, incubatori cosmici di stelle super-massive. Secondo Crowther, “R136a1 è in una fase di vita intermedia, e ha subito una intensa riduzione di massa, circa un quinto della sua massa iniziale”.
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Alcune nuove ricerche appurano come la cometa Machholz 1 presenta una composizione molecolare non comune nel nostro sistema solare, secondo alcuni scienziati potrebbe trattarsi di una cometa proveniente da qualche alto posto dell’Universo. David Schleicher del Lowell Observatory di Flagstaff in Arizona ha esaminato la struttura chimica di oltre 150 comete, rilevando un comune denominatore, ovvero la presenza della sostanza chimica conosciuta come cianogeno (CN). La Machholz 1, invece, è l’unica cometa, tra quelle prese in esame, a contenere cianogeno in misura minore dello 1,5%. Inoltre, fattore però riscontrato anche in altre comete, presenta bassissimo contenuto di molecole di carbonio-2 e carbonio-3.
Un gruppo di cinque studenti di astronomia dell’Università del Wisconsin, in occasione di una ricerca didattica, sono riusciti a individuare una galassia finora sconosciuta. Il tutto è frutto di pochi minuti passati all’interno dell’Arecibo Observatory insieme alla loro professoressa
Barry Goldstein, responsabile della missione Nasa inerente il controllo della sonda Phoenix sul pianeta rosso, ha comunicato che da qualche giorno la sonda non invia più nessun segnale. Si tratta di un’eventualità ben nota agli scienziati, infatti, la sonda in questo periodo si trova in una posizione nella quale viene irrorata pochissimo dai raggi solare, non abbastanza per permettere ai pannelli fotovoltaici di ricaricare le batterie che alimentano il dispositivo. La NASA, quindi, si appresta a chiudere un importante capitolo inerente l’esplorazione del pianeta, soprattutto per quanto riguarda la ricerca di sorgenti d’acqua e, quindi, di indizi sulla presenza di vita sul pianete.